mercoledì 16 dicembre 2009

le cariche della polizia a Copenaghen | il megafono quotidiano
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martedì 15 dicembre 2009

Ricominciare dal PD di Penati? Per favore, no…

Da “il manifesto” del 15 dicembre 2009, pagina Milano/Lombardia



Le dichiarazione del segretario provinciale del Prc in vista delle imminenti elezioni regionali mettono definitivamente allo scoperto quale sia la strategia di fondo della neonata Federazione della Sinistra: perseguire una nuova alleanza di centrosinistra per “battere le destre”. Dimenticando che proprio le politiche del centrosinistra, dal governo di Prodi alla Provincia di Penati, hanno aperto la strada alla vittoria delle destre e alla frammentazione e scomparsa della sinistra dal Parlamento (e da molti enti locali) permettendo alle stesse destre un rafforzamento proprio sul terreno fondamentale, quello sociale.

Come fu con l’”esperimento” della Lista Gatti, sarà solamente il rifuto del Pd a coalizzarsi con Rifondazione a rendere improbabile l’alleanza. Ma questo non rende meno chiara la totale subalternità delle “sinistre” alle logiche istituzionaliste e di schieramento. Ma non ci avevano spiegato che in questi 5 anni il Pd è stato di fatto una stampella di Formigoni (dopo aver accarezzato l’idea di allearcisi già alle scorse elezioni)? E perché mai Penati dovrebbe essere alternativo visti i suoi duetti con lo stesso Formigoni in materie importanti (Expo2015, nuovo inceneritore, infrastrutture, sicurezza ecc.)?

A Milano, come nel resto del paese, serve la costruzione paziente di una sinistra alternativa anticapitalista, capace di incontrare, promuovere ed essere riferimento del conflitto sociale.

Una sinistra alternativa alla destre e al Pd, che rilanci la lotta al berlusconismo sul piano dell’opposizione alle sue politiche e che ricostruisca pazientemente la capacità di stare nei quartieri e di parlare con la voce dei bisogni e degli interessi di lavoratrici/lavoratori – italiani e migranti – di fronte ai colpi della crisi.

La posta in gioco richiederebbe il tentativo, anche alle prossime regionali, di liste anticapitaliste, ecologiste, di coalizione o di movimento, che racchiudano forze diverse in alternativa al centrodestra e al centrosinistra. Una proposta che proviamo a rivolgere all’insieme della sinistra radicale e dei soggetti di movimento, sociali, politici ed associativi, sapendo che non sarà una strada facilmente praticabile.

Ma soprattutto sul terreno decisivo delle resistenze sociali continuiamo a proporre alla sinistra sociale, politica e sindacale di costruire un vero e proprio movimento contro la crisi e il razzismo, all'insegna dell'unità e della radicalità. E’ questa la strada decisiva per battere la destra, liberarsi di Berlusconi (e del formigonismo) e delle sue politiche.



Piero Maestri – portavoce Sinistra Critica


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lunedì 14 dicembre 2009

Il potere della vittima e lo scontro all'americana

Il potere della vittima e lo scontro all'americana

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domenica 13 dicembre 2009


L'aggressione a Berlusconi, non c'entra nulla con l'opporsi alle sue   politiche.

Se per ammissione di chi lo conosceva, l'aggressore di Berlusconi è uno psicolabile, che soffre da una decina d'anni di disturbi psichici, cosa c'entra con il clima di odio attribuito a chi si oppone alle sue politiche illiberali. Non avalleremo mai questi atti irresponsabili, che mettono a rischio la libera espressione di chi fa una legittima opposizione. Il risultato più tangibile di quello che è accaduto sono le dichiarazioni di alcuni membri della maggioranza di governo: " bisogna fare una legge che preveda condanne per chi disturba le manifestazioni". Insomma, fischiare a un comizio è uguale all'aggressione fisica. L'unica cosa che sa fare  bene questa destra è  restringere gli spazi, già risicati, di democrazia. Se questo è il risvolto        dell'       esecrabile aggressione, fatta al Presidente del Consiglio, ci toccherà scendere in piazza per difendere i nostri spazi  di libertà!

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venerdì 11 dicembre 2009

Piazza Fontana: 40 anni e nessun colpevole, almeno ufficialmente


di Simona Silvestri

Raccontare non è mai tardi. Anche perché i quarant’anni trascorsi dal 12 dicembre 1969 bruciano ancora, e molto. Fortunato Zinni quel giorno era a Piazza Fontana, all’interno della Banca Nazionale dell’agricoltura; attraverso le sue parole la drammatica ricostruzione di una delle pagine più buie della nostra storia recente: “Era un venerdì quel 12 dicembre, e come tutti i venerdì si svolgeva il mercato degli agricoltori. La nostra era l’unica banca a Milano che teneva i suoi sportelli aperti fino alle venti per consentire lo svolgimento delle transazioni.


Io ero un impiegato dello sportello 15, ma quel giorno non ero al mio posto: mi trovavo invece in mezzo al salone per assistere le transazioni tra gli agricoltori. Quel venerdì erano le 16:30; avevo appena spezzato un contratto tra due clienti, Carlo Gerri e Girolamo Papetti, quando fui chiamato da un collega dal mezzanino per firmare il comunicato sindacale che informava i lavoratori del rinnovo del contratto dei bancari, un contratto conquistato dopo settantanove ore di sciopero. Allora ero il segretario della commissione interna centrale, per cui chiesi ai miei due amici di attendere e a fatica mi avviai verso la saletta della mezzala. Dopo essere entrato nella stanza feci un gesto per me inusuale; mi appoggiai con le spalle alla vetrata che dava sul salone. Proprio in quel preciso istante ci fu un forte boato e un buio immediato”.

Alle 16:37 una bomba nascosta al centro dell’emiciclo della Banca Nazionale dell’Agricoltura devasta l’edificio, provocando numerosi feriti e 17 morti.
“Dopo lo scoppio della bomba mi ritrovai lungo disteso: non mi ero fatto un graffio perché il vetro era imploso alle mie spalle, mentre gli altri colleghi si erano seriamente feriti al volto. Subito cercammo di guadagnare l’uscita; quando però fui sceso al pianterreno vidi sul bancone dei portieri una batteria di telefoni che suonavano all’impazzata, ne presi uno e capii che era la questura che voleva sapere perché era scattato l’allarme. Mentre parlavo iniziai a rendermi conto che non c’era più il grande lampadario che scendeva dal lucernario. Poi vidi un braccio, e all’improvviso mi resi conto della terribile esperienza che stavo vivendo e riattaccai di colpo. Molti colleghi mi strattonavano dicendo di andar fuori che c’era pericolo, invece io ebbi il coraggio di chiamare mia moglie per avvertirla che stavo bene. Dopo aver attaccato vidi un cliente della banca che si trascinava in una pozza di sangue verso l’uscita che portava all’ingresso e, dopo essermi avvicinato e inginocchiato, mi resi conto che aveva perso una gamba. Lui mi implorava di aiutarlo, io avevo i sudori freddi, tremavo e non ho un ricordo chiaro di quel momento. Tuttavia due mesi dopo questo signore è ritornato in banca con le stampelle e senza una gamba e mi ha portato un pacchetto, al cui interno c’era la mia cintura: a quel punto mi ha raccontato una vicenda di cui ancora oggi escludo di essere stato protagonista. Mi disse che gli avevo legato con la cintura il moncherino per fermare l’emorragia e che voleva ringraziarmi, ma io ancora non sono del tutto convinto di essere stato il protagonista di questa vicenda.
(Il salone, ndr)Era un mattatoio, c’erano morti feriti; inconsciamente cercai i due clienti, prima ne vidi uno ridotto a metà, mentre l’altro era stato dilaniato dalla bomba poco più in là. Il bancone non c’era più, c’erano invece pezzi di legno; vidi una sedia miracolosamente intera vicino al posto dove c’era la bomba. C’era un mio collega, un cassiere, con la pistola di servizio, scarica, che continuava a gridare di non toccare niente perché doveva quadrare. Facemmo fatica ad allontanarlo. Da un lato c’era un sacerdote che benediceva un fagotto a terra e poi i primi soccorsi. Non ricordo grosse grida o urla di spavento.
A un tratto incrociai il commissario Vittoria che conoscevo perché ero quello addetto al controllo degli scioperi, il quale mi prese per un braccio e mi portò fuori per aspettare l’ambulanza. Poco dopo arrivò anche il direttore: fu lui, mentre aspettavamo, a propormi di tornare dentro dopo aver visto che nessuno dei due era ferito.
Andammo allora nel suo ufficio per discutere sull’eventualità di riaprire al più presto la banca. Mi chiese secondo me quando sarebbe stato possibile e io, probabilmente per togliermelo di torno, gli dissi di riaprirla il lunedì successivo: lui, sulle prime perplesso, mi chiese di provare a contattare tutti i colleghi e di convocarli per l’indomani, in modo da parlare dell’apertura.
Il mattino dopo sono arrivati i colleghi, e dopo aver spiegato che la cosa migliore che potevamo fare era difendere il nostro lavoro ritornando a lavorare, decidemmo di riaprire lunedì 15 dicembre. In quell’occasione prendemmo anche la decisione di devolvere le ore straordinarie che avremmo fatto di lì al ritorno alla normalità della banca a favore dei figli minori delle vittime.
Il lunedì eravamo quasi tutti al lavoro, ad eccezione dei feriti. Ricordo che quella mattina nel posto dov’era stata posta la bomba c’erano dei grandi mazzi di fiori circondati da un cordone, al fianco del quale erano posizionati due carabinieri in alta uniforme. Alle nove e mezza uscimmo tutti per partecipare ai funerali, eravamo nel gruppo di familiari delle vittime per cui potemmo entrare in Duomo passando tra due ali di folla.
Se qualcuno mi chiedesse cosa ricordo in modo particolare di questa terribile esperienza, oltre al fotogramma del salone, ricordo quelle trecento mila persone che erano in quella piazza, un muro umano senza un cartello o uno striscione. C’erano operai in tuta, casalinghe , professionisti, impiegati, persone di tutte le categorie che stavano lì con i loro abiti pesanti, zitti, con uno sguardo terribile. Sono quei volti che non riesco a dimenticare, e soprattutto quel silenzio così assordante.
Io credo che quei milanesi che erano lì abbiano impedito la proclamazione dello stato di emergenza e l’obiettivo ricercato da coloro che avevano piazzato la bomba, di spingere lo stato verso una svolta autoritaria”.

Il resto, purtroppo, è triste storia. Dopo le prime accuse nei confronti degli anarchici, e di Valpreda in particolare, di essere gli esecutori della strage, le indagini si indirizzarono verso la pista nera.
Il primo processo per Piazza Fontana si aprì soltanto nel 1972, e secondo le migliori tradizioni italiane, venne più volte rimandato e la sede spostata, da Milano a Roma fino alle lontane Catanzaro e Bari.
Le vittime di Piazza Fontana hanno aspettato invano giustizia per 34 anni. La sentenza definitiva per questa oscura pagina del nostro paese è arrivata soltanto nel 2005, con l’assoluzione completa per Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni (i tre personaggi accusati di aver piazzato la bomba e progettato l’attentato), e la condanna delle parti civili al risarcimento in solido delle spese processuali.
Poche stringate parole chiudono il 3 maggio 2005 la vicenda giudiziaria di Piazza Fontana.
Nessuno è stato. Almeno ufficialmente.

Per info e approfondimenti http://www.piazzafontana.it/


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De Angelis reintegrato alla F.S.

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Dichiarazione di Gigi Malabarba (clicca sul rosso) Fs, reintegro Dante De Angelis: «Una vittoria dei lavoratori»

UNA GIORNATA ANTIRAZZISTA CONTRO LE NUOVE LEGGI RAZZIALI MARONI/BERLUSCONI

Quanta gente multicolore per le strade di Roma!
Immigrati, innanzitutto: di ogni etnia, da tutte le parti del mondo. Uno slogan campeggiava sugli altri: "C'è una sola razza, quella umana"! Poi slogans di ogni tipo come le etnie preseti.
Tante le organizzazioni presenti, senza citarne alcuna, possiamo dire che da tempo non se ne vedevano tante insieme, con lo stesso obiettivo: cancellare la legge razzista sulla cosiddetta sicurezza, mandare a casa il governo più razzista degli ultimi 60 anni. 200.000 partecipanti con lo spirito unita- rio di un'Italia che "Non respinge"; un'Italia che accoglie.

Un movimento contro la crisi per la cacciata di Berlusconi

"BUCA RAGAZZO, BUCA"!

Bondi ha dato parere favorevole alla trivellazione dei fondali in Mar Grande a Taranto da parte dell'ENI. Ci sembrava troppo brutto che questo ministro non facesse qualche "regalo" alla nostra città.
E che .azz, Prestigiacomo si e Lui no?!
BISOGNA MOBILITARSI AL PIU' PRESTO!

Intervento di F. Turigliatto su "l'Altro" del 19 sett.

UNA INIZIATIVA PER RILANCIARE LA LOTTA CONTRO IL NUCLEARE!

Domenica 6 settembre ultimo scorso, l'Associazione politica culturare "Sud in movimento", con sede a Grottaglie(Taranto), ha tenuto la sua festa che aveva come asse portante la lotta contro le centrali nucleari che il governo Berlusconi vuole installare in Italia. L'apertura dell'iniziativa è stata una bella assemblea con una buona partecipazione di varie organiz -zazioni e cittadini/cittadine. Si sono affrontate le varie possibilità per affrontare questo problema gravissimo, che distruggerebbe ulteriormente il nostro territorio(visto che la Puglia - e nella fattispecie Avetrana-), sarebbe uno dei 4 siti sul quale costruire una centrale nucleare.
Numerosi interventi hanno affrontato l'argomento difficile da riprendere, ma tutti tesi a affrontarlo con approfondimenti consigliandosi con esperti della materia.
L'assemblea si è conclusa con l'impegno di convocare una assemblea più larga, preparatoria di una iniziativa regionale
.

CON LE PRECARIE E I PRECARI DELLA SCUOLA!

LA LOTTA DELLE PRECARIE E DEI PRECARI DELLA SCUOLA SI E' ALLARGATA SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE. IL GOVERNO, SU PROPOSTA DELLA MINISTRA GELMINI, TENTA DI DIVIDERE LE/I LAVORATRICI/LAVORATORI IN LOTTA, MA QUESTI NON SI LASCIANO INGANNARE E CONTINUANO LA MOBILITAZIONE.

AVANTI CON LA LOTTA!




I LAVORATORI DELLA INNSE HANNO RAGGIUNTO IL PRIMO OBIETTIVO

ANCORA UNA VOLTA LA LOTTA HA PAGATO.
SOSTENIAMO TUTTE LE LOTTE DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI DI TUTTE LE CATEGORIE!
Interviste da YouReporterLe immagini dello sgombero - - - - - - - - - - - -Il blog dei lavoratori Innse

Una bella lettera della sorella di una vittima del lavoro

 
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Manifestazione nazionale antirazzista il 17 ottobre - - - clicca sul giallo

"Libere elezioni, via la teocrazia" Dichiarazione di Flavia d'Angeli all'ANSA

LETTERA APERTA AL PREFETTO, AL SINDACO, AI COMMERCIANTI DI TARANTO- clicca sulla lettera

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Articolo 21 - Sardegna, 3 morti sul lavoro. Marongiu (Camera del Lavoro): nessuna fatalità

questa parte è redatta da "Sinistra Critica" L'impronta di classe di questo governo si evidenzia sempre più. Mentre depotenzia le sanzioni previste dal Testo Unico sulla sicurezza, per quei padroni che quando accadesse un infortunio mortale sul lavoro, di fronte a gravi mancanze di sicurezza venga sanzionato fino all'arresto, cosa si inventa il ministro che odia visceralmente i lavoratori? Quel tal "personaggio", dal nome ambiguo, Brunetta, prevede sanzioni contro i lavorastori e quei medici che, secondo non si sa quali enti, rilevassero "false malattie", arrivando a proporre l'arresto fino a 5 anni! Ora. Ammesso e non concesso che qualcuno possa certificare una falsa malattia, questa sarebbe più grave di un omicidio bianco! Se questa non è giustizia di classe, cosa è?! Leggi il pezzo sull'ultimo "omicidio" multiplo pubblicato da Articolo 21 - Sardegna, 3 morti sul lavoro. Marongiu (Camera del Lavoro): nessuna fatalità

(Articolo pubblicato su LIBERAZIONE del 25 luglio)

clicca per leggere l'articolo A proposito di unità e sinistra

SEMPRE MEGLIO, SEMPRE PIU' A DESTRA

Di solito si dice: "Siamo alla frutta". Sembra, però che "stiamo sparecchiando"! Per rimanere nella metafora, purtroppo “i piatti li lavano sempre le stesse e gli stessi”. Ovviamente Sinistra Critica non è responsabile di quanto va facendo Rifondazione Comunista, e/o altre organizzazioni. Sembra proprio che la le lezione dell'anno scorso non sia servita(ripetuta alle europee), e che non voglia smettere di stupirci. Poi, il PRC si chiede: "Perchè i nostri elettori ci abbandonano?". Insomma, RC ha fatto un congresso dicendo che "mai più avrebbe fatto accordi con questo PD". Subito dopo, però, aggiungeva "a livello locale saranno le regioni e le federazioni a decidere". Perchè, localmente il PD è migliore? Ha poi sostenuto che aveva fatto una svolta a sinistra - ammettendo di fatto che prima aveva posizioni non propriamente di sinistra (Ma! Vai a capirla)-.Ora, come una folgore, si abbatte l'accordo fra Florido e l'UDC e la lista Tarantino. Si proprio quelli che stavano con Cito. Quelli che, durante la campagna elettorale il cosiddetto Centro-sinistra, attaccavano l'UDC di aver causato il dissesto del Comune di Taranto. Non sembri strano se non me la prendo con Florido; conoscendo il Presidente uscente, pur di vincere avrebbe fatto l'accordo anche col diavolo. Daltronde, abbiamo sentito dichiarazioni di esponenti del PD nei confronti di Cito: "Cito gliele ha cantate a Rana, ricordandogli che il PdL è stato causa del dissesto( Mosca PD )". Che vergogna; che morale. Un vecchio detto nostrano dice " cosa si deve fare per vivere (non so scrivere il dialetto tarantino, ma chi lo conosce lo traduca in vernacolo)".Lascio stare l'accordo Rana/Cito, SC rimarca la totale assenza di morale e di coerenza che in politica non farebbe proprio male.Basterebbe ricordare le invettive di Cito contro Rana e il PdL per negare qualsiasi accordo. Forse, però, è vero quando i semplici cittadini dicono con imbarazzo: "Non si capisce più niente". L’accordo fra florido, Tarantino e l’UdC, non fa dimenticare “Io sud”, che vorrei ricordare da dove proviene la Signora Onorevole Poli Bortone. Fosse questo, uno potrebbe dire “va bene, è acqua passata”! No, non solo non c’è nessun ripensameto rispetto al passato, la signora a Lecce ha schierato, nella sua coalizione, anche il MSI, una delle organizzazioni dichiaratamente fascista e che oggi infesta le nostre città. Il grido di “guerra” di RC, “Mai con l’UdC”, oggi, pur di avere un seggio- ma basterebbe anche uno strapuntino- si trasforma in “Con chicchessia, purchè sia”. Il motivo per cui ha portato Sc a non parlare del PdCI e di Sinistra Unita (Sinistra e Libertà alle europee), è semplice: sul PdCI c’è poco da dire, un’organizzazio- ne che, pur di stare al governo avallò la guerra che l’Esecutivo D’Alema scatenò contro la Serbia e spaccò Rifondazione Comunista; di Sinistra e Libertà, si può solo dire che Vendola sta preparando l’accordo con la Poli Bortone per le elezioni regionali del 2010… Altro che “coerenza”. Qui stiamo al più bieco dei trasformismi. Per rimanere attaccati a una poltroncina, fosse anche un trono, non sareste per tantissimi gli stessi per i quali un tempo valse la pena battersi per fare del nostro territorio qualcosa di diverso. Sembra proprio che lo abbiate dimenticato. Avanti così! Sempre più a destra…

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I nuovi capipopolo

I nuovi capipopolo
Ma che facce di c...aimani

MALEDETTI, QUANDO FINIRA' QUESTO MASSACRO?!

Ancora un omicidio sul lavoro all'ILVA di Taranto.
Un operaio polacco, che lavorava per una ditta belga, è stato colpito da una gru facendolo precipitare da una quindicina di metri.

Dopo i 5 omicidi sul lavoro di giorno 9-12, tutti giovanissimi che avevano portato i morti sul lavoro a 1003, oggi 11-12 (ed è ancora mattina), se ne aggiunge un altro,che a quanto ne sappiamo è un giovane.
daremo altre informazioni appena ne sapremo di più.

Riva, i suoi fiduciari e i dirigenti dell'ILVA possono sbandierare la riduzione degli infortuni degli operai sociali, ma solo perché il grosso degli infortuni accadono nelle aziende di appalto, visto che gli ultimi omicidi sul lavoro sono tutti di lavoratori di queste aziende?
Oltre a questi dati: quanti operai non dichiarano più infortuni, di non grossa entità, per paura di provvedimenti disciplinari ma, anche, per non far perdere il buono acquisto di 100 €uro a tutto il gruppo di appartenenza, rinunciano di denunciare l'infortunio? Questi dati rimarranno un mistero per ovvi motivi)

precisazione

In aggiunta a quanto detto nella mail precedente, sull' omicidio sul lavoro avvenuto all' ILVA di Taranto, precisiamo: L' operaio di origine polacca, stava lavorando su una impalcatura per dei lavori di rifacimento dell'altoforno n° 4, che è fermo dalla scorsa estate e che, si suppone, con la crisi in atto resterà fermo per molto. L' operaio è stato colpito dal braccio di una gru che lo ha fatto precipitare da una quindicina di metri.

Insomma, siamo in presenza di morte strisciante("malambiente"), e per morte violenta, sempre meno "bianca" e sempre più "scelte di politica economica".

Per parafrasare un noto detto: "Un morto val bene il profitto"!

Maledetti quando finirà questo massacro

Da "La Repubblia.it."

dati del 2008 sono lievemente migliori di quelli del 2007ma ci vorrà tempo per tornare ai livelli positivi del decennio scorso
Mille e tre morti dopo la Thyssenil lavoro in Italia rimane insicuro
Precarietà, mancanza di regole e una normativa che, dopo il Testo Unicodi Prodi, è rimasta ferma. La Cgil: "Il governo punta a non disturbare le aziende"di MASSIMO RAZZI

ROMA - Un anno e 1.003 morti dopo, la strage della Thyssen resta lì come un atroce segnale piantato sul mondo del lavoro italiano. Dal rogo del 6 dicembre 2007 che causò la morte dei sette operai torinesi all'orribile fine (due giorni fa) del venticinquenne Matteo Bozza, schiacciato da una pressa nell'azienda cartotecnica di Verona di cui era contitolare, ci sono mille funerali, mille dolori inestinguibili e l'incapacità complessiva del Paese di uscire dal tunnel delle morti causate da lavoro. Per continuare con i numeri (che, comunque, servono a capire) sarà bene subito chiarire che il "1003" che oggi scriviamo sulla prima pagina di Repubblica.it è un dato assolutamente ufficioso frutto della caparbia volontà di un delegato sindacale toscano, Marco Bazzoni, che ha tenuto il triste conteggio con i mezzi a sua disposizione: cioè le notizie che uscivano sui giornali, sui siti internet, sulle agenzie. Molto più ufficialmente, l'Inail ci dice che i morti sul lavoro, nel 2007, sono stati 1207 e che il trend del 2008, fortunatamente, risulta in diminuzione. Ma il dato definitivo dell'anno che si chiude si avrà solo fra qualche mese, quando la burocrazia avrà finito i suoi conteggi. Sperabilmente si collocherà di qualche decina di unità al di sotto di quello dell'anno scorso e ci dirà, appunto, che il trend è lievemente positivo, ma che non siamo ancora sulla strada giusta. La strada, infatti, tornerà ad essere quella di un paese civile solo quando riprenderà l'andamento dei decenni scorsi: dal 1951 al 1960 la media annuale di morti sul lavoro fu di 2.519. Dagli anni '60 in poi, grazie alla crescita sociale, al cambiamento della struttura stessa del lavoro in Italia (migrazioni epocali dalle fabbriche ai servizi), alle battaglie sindacali, alla scoperta della parola "sicurezza", alla capacità di controllo del movimento operaio, il dato era sempre sceso: 2.375 morti all'anno tra il 1960 e il 1970; 1909 nel decennio '71-'80, 1.377 tra l'81 e il '90, 1.058 alle soglie del secondo millennio.

CAPA REZZA

"Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche, eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
..un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/
Man mano mi convinco/ che io
sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari
dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere
Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.

Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe.